Scritto da Gli Spietati alle 02:40
'Ma chi siamo?'
Più che una domanda, LA domanda.
Siamo gli intramontabili che cavalcano al tramonto in un lontano e polveroso ovest:Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris. Quattro nomi per quattro oscar per quattro spietati.
O forse no, forse siamo, vorremmo essere, la crudele tortura con la quale mr.Blonde ci delizia nel capolavoro tarantiniano...o forse siamo la song che accompagna suddetta scena: Stuck in the middle with you.
Sicuramente siamo la sua strana vena evocativa.
Ma bando alle citazioni.
Spietati.
La chiave interpretativa di tutto è la particella privativa 'dis', poi tramutata in questa 's', messa lì, così, posta innanzi alla pietà, per negarla. La pietà è uno dei pochissimi sentimenti umani che danza sinuoso tra ragione e istinto, di per sé è alta, nobile, ma oggi ha assunto un altro significato, perchè l'unica pietà che la società moderna conosce è il buonismo, e allora non ci stiamo. Decisamente no. Non ci stiamo a compiacerlo quest'uomo che si specchia nel suo lcd 32” comprato a rate e si vede il grande fratello su sky.
Vede, non guarda, tutto il vedibile, è inerte, passivo, morto.
Scena 2. Interno, giorno.
Dissolvenza su due olivette nere nere e un salamino.
Un piatto di carbonara da 250 gr a salire, fumante. Quell'osteria piccola, stretta, sudicia, e quei clienti di stampo neorealista, sempre gli stessi. Una scritta che campeggia appena fuori dal locale, sul muretto dell'oratorio, con delle incerte pennellate nere esorta l'Oste: 'Achille dacce er vino'.
Ed è proprio quel vino, in sinergia con le misteriose qualità della carbonara, che ci rende le gote rosse e le idee vive, nitide davanti ai nostri occhi, come un pellicola che da sempre è nascosta dentro di noi, sotto un cumulo di desideri in disordine, in attesa di essere ritrovata.
Azzardiamo un “in vino dispietas?”? Azzardiamolo.
Usciamo dal locale traboccanti di sazietà, ansimanti di caffè, e deliriamo...deliriamo di conigli parlanti e apparizioni fugaci, di trame improbabili e di sperimentazioni surrealiste, di band fatte d'aria e di auto che scivolano nella campagna, di irruzioni armate e distopici futuri. Poi, quando la sbornia enogastrologica finisce, se tutto va bene, qualcosa resta scritto.
Questa è l'origine degli Spietati.
Di coloro che amano la semplicità della vita ma che sono profondamente invaghiti del “rimanere spiazzati”. Di coloro che, attratti dal culmine assoluto della vera trasgressione e della vita-in-un-istante , carpiscono l'essenza della sana ultraviolenza, ma non la giustificano. Questo ci ha uniti, la volontà di far restare a bocca aperta gli iniziati alla spietatezza o di far sorridere i tanti pluri-vaccinati.
E allora “Ciak, si gira”...
Com'è andata?Si vede che ho riso?
Più che una domanda, LA domanda.
Siamo gli intramontabili che cavalcano al tramonto in un lontano e polveroso ovest:Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris. Quattro nomi per quattro oscar per quattro spietati.
O forse no, forse siamo, vorremmo essere, la crudele tortura con la quale mr.Blonde ci delizia nel capolavoro tarantiniano...o forse siamo la song che accompagna suddetta scena: Stuck in the middle with you.
Sicuramente siamo la sua strana vena evocativa.
Ma bando alle citazioni.
Spietati.
La chiave interpretativa di tutto è la particella privativa 'dis', poi tramutata in questa 's', messa lì, così, posta innanzi alla pietà, per negarla. La pietà è uno dei pochissimi sentimenti umani che danza sinuoso tra ragione e istinto, di per sé è alta, nobile, ma oggi ha assunto un altro significato, perchè l'unica pietà che la società moderna conosce è il buonismo, e allora non ci stiamo. Decisamente no. Non ci stiamo a compiacerlo quest'uomo che si specchia nel suo lcd 32” comprato a rate e si vede il grande fratello su sky.
Vede, non guarda, tutto il vedibile, è inerte, passivo, morto.
Scena 2. Interno, giorno.
Dissolvenza su due olivette nere nere e un salamino.
Un piatto di carbonara da 250 gr a salire, fumante. Quell'osteria piccola, stretta, sudicia, e quei clienti di stampo neorealista, sempre gli stessi. Una scritta che campeggia appena fuori dal locale, sul muretto dell'oratorio, con delle incerte pennellate nere esorta l'Oste: 'Achille dacce er vino'.
Ed è proprio quel vino, in sinergia con le misteriose qualità della carbonara, che ci rende le gote rosse e le idee vive, nitide davanti ai nostri occhi, come un pellicola che da sempre è nascosta dentro di noi, sotto un cumulo di desideri in disordine, in attesa di essere ritrovata.
Azzardiamo un “in vino dispietas?”? Azzardiamolo.
Usciamo dal locale traboccanti di sazietà, ansimanti di caffè, e deliriamo...deliriamo di conigli parlanti e apparizioni fugaci, di trame improbabili e di sperimentazioni surrealiste, di band fatte d'aria e di auto che scivolano nella campagna, di irruzioni armate e distopici futuri. Poi, quando la sbornia enogastrologica finisce, se tutto va bene, qualcosa resta scritto.
Questa è l'origine degli Spietati.
Di coloro che amano la semplicità della vita ma che sono profondamente invaghiti del “rimanere spiazzati”. Di coloro che, attratti dal culmine assoluto della vera trasgressione e della vita-in-un-istante , carpiscono l'essenza della sana ultraviolenza, ma non la giustificano. Questo ci ha uniti, la volontà di far restare a bocca aperta gli iniziati alla spietatezza o di far sorridere i tanti pluri-vaccinati.
E allora “Ciak, si gira”...
Com'è andata?Si vede che ho riso?
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